L’EBA pubblica una valutazione relativa all’applicazione del fattore di sostegno ai prestiti infrastrutturali

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  Banche e intermediari finanziari


  EBA


  Relazione

In data 3 novembre 2022, l’Autorità bancaria europea (EBA) ha pubblicato una relazione che analizza alcuni aspetti qualitativi e quantitativi delle tendenze dei prestiti e la rischiosità dei prestiti infrastrutturali che hanno beneficiato di una riduzione del capitale, a seguito dell’introduzione del cosiddetto fattore di sostegno delle infrastrutture (ISF), ai sensi del regolamento sui requisiti di capitale (CRR). Sebbene i dati sui prestiti infrastrutturali siano generalmente scarsi, l’analisi dell’EBA si basa sulle informazioni ricevute da un campione di banche che ha presto parte a un sondaggio avviato ad aprile 2022. I dati raccolti non sono sufficienti a trarre delle conclusioni sull’impatto dell’ISF sui prestiti o sulla coerenza della rischiosità dei prestiti interessati ai requisiti di fondi propri. Allo stesso tempo, da una prospettiva prudenziale più ampia, e in linea con le raccomandazioni dell’EBA, l’applicazione continua dell’ISF potrebbe essere messa in discussione.

61 banche che forniscono prestiti infrastrutturali e che rappresentano il 57% delle attività totali del settore bancario UE hanno risposto alla parte qualitativa del sondaggio: i risultati mostrano che due terzi fanno ricorso all’ISF e che circa un terzo di queste ha modificato le proprie politiche in materia di prestiti per poter prendere in considerazione tale fattore. I singoli criteri per l’applicazione dell’ISF sono stati considerati accettabili nella maggior parte dei casi, o comunque chiari e facili da verificare per le banche che vi fanno ricorso. Considerata la natura volontaria del sondaggio, e il relativo bias derivante dalla selezione del campione, al momento di interpretare i risultati si è tenuto conto delle problematiche relative alla qualità dei dati.

L’analisi quantitativa è stata effettuata su un campione che comprende dalle 11 alle 13 banche, che rappresentano una percentuale compresa tra il 10% e il 17% delle attività totali del settore bancario UE, coprendo un orizzonte temporale che va dal 2014 al 2015. I risultati quantitativi indicano che i prestiti infrastrutturali sono aumentati negli anni immediatamente successivi all’introduzione dell’ISF, avvenuta nel giugno 2020, mentre sono aumentati anche i prestiti infrastrutturali soggetti all’ISF, ma in maniera minore. In termini di rischiosità, le banche che applicano l’ISF hanno un rischio inferiore, se misurato in relazione ai tassi di default e alle esposizioni deteriorate, ma le informazioni sui tassi di perdita, che rappresentano un aspetto importante della rischiosità, non sono sufficienti per giungere a conclusioni sulla rischiosità generale.

I risultati, basati sui dati quantitativi e qualitativi derivanti dal sondaggio, non permettono di giungere a conclusioni relative all’impatto dell’ISF sui prestiti, né sulla coerenza della rischiosità dei prestiti interessati ai requisiti di fondi propri. Inoltre, a seguito delle ultime modifiche introdotte da Basilea III e dalla proposta del CRR3, che introducono una maggiore sensibilità ai rischio del metodo standard (SA) – oltre a conservare la sensibilità ai rischi del metodo IRB -, l’applicazione continua dell’ISF potrebbe essere messa in discussione, se analizzata da una più ampia prospettiva prudenziale.



Pubblicato il 3/11/2022

 

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